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Francesco Grigori Di Bene

Asfalto e Pietre

«Asfalto e Pietre» è un viaggio in moto dalla Maremma alle Dolomiti, raccontato da Francesco Grigori Di Bene in un libro di testi e fotografie, con prefazione di Claudio Biferale. La serie è stata presentata nel 2023 al FAT di Terni per CavourArt. Da inizio 2026 undici fotografie di paesaggio della serie sono in esposizione permanente nella sala d’attesa del Pronto Soccorso del Policlinico Gemelli di Roma.

Il viaggio

La partenza

Ci sono certi bivi nella vita che imbocchi istintivamente, scelte che sembrano passeggeri momenti nel tempo e nello spazio, senza particolare importanza, piccolezze. A volte sono scelte che si basano sull’ingenuità e sulla voglia di avventura, e l’ingenuità è pur sempre il motore della creazione, quello stato d’animo che di fronte al salto da quello scoglio, il mare che sembra lontanissimo – ma dai, saranno pochi metri – ti fa decidere di saltare, quale che siano le conseguenze, e certe volte l’acqua diventa dura come il cemento e ti fai male.

Ma il dolore è l’altro motore della creazione. […] Sei lì, in mezzo a quella lunga striscia d’asfalto, è buio e non puoi fare altro che andare avanti, o indietro, non sai bene. Senti le ruote che si scaldano e acquistano grip, il motore che va via fluido e inizi ad apprezzare quella ricerca, inizi a godere di quello spazio che tagli, inconsapevole. Non sai se è la strada giusta per casa, non ti interessa la direzione, finisci per non essere sicuro che una casa effettivamente esista. C’è solo l’ora, il qui, la prossima curva.

C’è l’ingenuità, c’è il dolore, c’è una moto e il pieno di benzina. Cosa può andare storto?

Un motociclista visto da dietro su una strada di montagna, in bianco e nero, con l’asfalto mosso dalla velocità

Sull’asfalto

Tanto l’insonnia mi mastica il cervello. Quindi non vedo il motivo per non partire presto, davanti ci sono tante ore sull’asfalto, vento che picchia le orecchie, occhi che si stancano a guardare le strisce bianche che tagliano la strada. Striscia, striscia, striscia, striscia, striscia, auto, striscia, striscia, striscia. Più le strisce sono vicine più vanno veloci ed ho il sospetto che possa essere una metafora profonda, ma io non riesco ad afferrarla.

[…]

Le pause per fare benzina mi fanno salire la frustrazione che, quando inizio a salire in quota, dopo Conegliano e l’infinita noia della pianura padana, mi fa ormai digrignare i denti.

Poi tutto diventa verde, grigio e rosa, ripido ed affilato, sono in tempo per il tramonto, per la luce morbida e calda che bacerà quelle vette, il fuoco dietro la cima del Monte Cristallo. E non riesco a far passare la pelle d’oca.

La cima del Monte Cristallo avvolta dalle nuvole accese dal tramonto, contro il cielo blu

La prima alba

La prima alba e non sono pronto. L’aria è fredda da gelare pure i pensieri e la tramontana batte sul terreno ghiacciato, sottozero nonostante sia settembre. Pensavo di essere preparato, avevo studiato, ma il vento mi taglia i vestiti come un bisturi, senza nessuna fatica apparente. Guardo il sole salire piano, illuminare la cima di Ra Gusela, rimbalzare caldo sulla parete piatta dell’Averau e poi appoggiarsi morbidamente sui prati a nord di passo Giau, un calore solo apparente.

Poi il mio corpo mi dice basta e, battendo i denti in maniera incontrollabile, mi rimetto in sella.

Sei in un posto buio, a grattare le pareti fredde con le unghie che sanguinano, poi ti ritrovi qui, a gelare, ed esiste solo quello che stai facendo, il corpo in emergenza che ti chiede di fare qualcosa e non sei più nella prigione della tua testa. Adrenalina e cortisolo a farmi evadere.

Il Ra Gusela al Passo Giau con la prima luce sulla roccia e i prati in primo piano

Il suono della montagna

Il suono della montagna lo sentii per la prima volta tantissimi anni fa, sulle morbide cime abruzzesi. È un rombo profondo, che arriva da tutte le direzioni e che ti smuove in maniera inaspettata rimbombandoti nelle viscere con le note di una minaccia o l’avvertimento di un vecchio Dio incazzato. Risentirlo qui, che si incanala negli spazi tra le pietre, che gioca a nascondino con i sensi, il profondo ruggito delle raffiche improvvise, il gelido sussurrare della neve che cade sul monte Averau tra le nuvole. Poi esce d’improvviso il sole, l’erba si colora di giallo e di rosso, lucida di freddo e di neve mescolata a pioggia, tra la nebbia in lontananza appare un arcobaleno e nell’improvviso silenzio, il suono solitario di una pietra che cade giù dalla parete verticale, spinta chissà da cosa, forse il lento movimento della montagna che dura da milioni di anni o forse solo un altro avvertimento di quel vecchio Dio.

Pareti di roccia illuminate dal sole tra nuvole basse, contro un cielo blu scuro

Il ritorno

La moto ormai viaggia da sola, l’asfalto è liscio e i tornanti non li sente nemmeno più, come un corpo così allenato a fare qualcosa che diventa automatico, puro istinto, il gesto portato alla sua sintesi estrema. […] Lei va e io la lascio fare, conosce la strada meglio di me. Sa perfettamente che non è importante dove si va ma essere lontani, lanciare lo sguardo verso l’orizzonte e cercare. Prima o poi, un giorno, sono sicuro che capirò cosa. Ma ora la lascio andare, c’è l’avventura da inseguire, c’è da aspettare che il sole scenda tra i picchi e regali quell’attimo di perfezione tagliando la roccia rosa, disegnando forme capaci di spezzarti il cuore e, allo stesso tempo, di curartelo. Di riempire quel buco nero e senza fondo che hai lì in mezzo all’anima. Fosse anche per un singolo, solitario momento.

Tornerò alle morbide colline del centro Italia, al tepore degli assolati pomeriggi di ottobre, al volo solitario di una farfalla grigia in quell’atmosfera malinconica da fine delle vacanze estive. Formerò nuovi piani, nuove pianure brulle da attraversare, l’inquietudine mi chiamerà di nuovo. Ma per ora c’è solo il freddo, l’asfalto e le pietre.

E non mi serve altro.

Un motociclista in curva su una strada che attraversa un bosco, in bianco e nero

Testi e fotografie dal libro «Asfalto e Pietre».

Al Policlinico Gemelli

Queste immagini fanno parte di un percorso più ampio, nato da progetti come «Asfalto e Pietre»: due modi diversi di raccontare il legame tra la materia e il tempo, tra ciò che resta e ciò che scorre. Sono frammenti raccolti lungo la strada — tra montagne, strade e luoghi di passaggio dove la luce cambia più in fretta dell’aria — e provano a restituire quel momento in cui il mondo, per un istante, si ferma e respira. Ogni fotografia appartiene a un cammino reale e può continuare a viaggiare, se vuoi portarla con te.